KOUZMIN C. RUSSIA
n° 52697/99, § 108, 7 giugno 2007). Per apprezzare le prove, la Corte adotta il criterio
della prova «al di là di ogni ragionevole dubbio» ( vedere, tra gli altri, Chamaiev e altri
c. Georgia e Russia, n° 36378/02, § 338, CEDU 2005- III).
43. Nel caso di specie, il ricorrente mette in discussione le sue condizioni di
detenzione nella SIZO-24/1 nel periodo che va dal 31 maggio al 16 dicembre 1998.
Questo periodo corrisponde alla fase di indagine preliminare, essendo le contestate
condizioni di detenzione rette dalla legge del 15 luglio 1995 (vedere il paragrafo 27).
44. Secondo il ricorrente, dal suo arrivo nella SIZO -24/1, egli fu sistemato, su
ordine personale del capo dello stabile, nella cella n° 7 che costituisce una cella
sotterranea. Il regime di detenzione corrispondente gli fu applicato (limitata
corrispondenza con l’esterno, impossibilità di depositare delle doglianze, etc.…). Non è
stata presa nessuna decisione ufficiale sul suo trasferimento nella cella sotterranea. Il
Governo passò sotto silenzio questo periodo di detenzione del ricorrente. Di
conseguenza, e viste nell’insieme le condizioni materiali della detenzione nell’istituto
interessato (vedere il paragrafo 23), la Corte ritiene che le condizioni nelle quali il
ricorrente fu sottoposto nella cella sotterranea n° 7 non avrebbero potuto differire da
quelle sussistenti nel box n° 5 della cella n° 173, che era ugualmente una cella
sotterranea. La Corte inoltre non condivide la tesi del Governo secondo cui, in nessun
momento della sua detenzione all’interno della SIZO- 24/1, il ricorrente fu mai
sistemato in una cella sotterranea. In effetti i fatti stabiliti dal tribunale di primo grado di
Jéléznodorojnii dimostrano il contrario (vedere il paragrafo 24).
45. Dopo la cella d’isolamento n° 7, il ricorrente fu sistemato nella cella n° 121 che,
secondo l’interessato, faceva parte del corridoio speciale, luogo di detenzione delle
persone condannate alla pena capitale. La registrazione sottoposta dal Governo mostra
una cella abbastanza ampia con all’interno due letti. Il ricorrente non si lamentò di un
sovraffollamento in questa cella. In compenso la Corte si interroga seriamente se i bagni
aperti, senza alcuna separazione dal resto della cella, fossero tali da offrire una reale
intimità al ricorrente. ( Aliev c. Georgia, n° 522/04, § 79, 13 Gennaio 2009 ;
Kalachnikov c. Russia, n 47095/99, § 99, CEDU 2002-VI e , a contrario, Valasinas
contro Lituania, n 44558/98, § 104, CEDH 2001-VIII) e potessero quindi risultare
conformi alle esigenze dell’Articolo 3 della Convenzione.
46. Infine, fino al 16 dicembre 1998, il ricorrente fu detenuto nel box n° 5 della
cella d’isolamento n° 173 che, come stabilito dal tribunale di primo grado di
Jéléznodorjinii ( vedere il paragrafo 24), costituiva una cella sotterranea. Il Governo
afferma che questa sistemazione ebbe luogo in seguito a una richiesta scritta
dell’interessato presentata il 1 giugno 1998. Tuttavia non è stata prodotta alcuna copia
di questa richiesta. In ogni caso, secondo il tribunale summenzionato, questa
sistemazione non si fondava su una decisione ufficiale del capo dello stabile e non era
peraltro né conforme alla legge né giustificata.
47. La Corte sottolinea che, secondo l’inchiesta condotta dalla Procura nell’ottobre
del 1999 (vedere il paragrafo 20), nel box n° 5 della cella d’isolamento n° 173, non
erano presenti né un tavolo, né una panca, né delle grucce per gli abiti, né dei ripiani
per i prodotti da toeletta, né dei diffusori radio, né dei rubinetti d’acqua e né dei sistemi
d’aerazione. I bagni non rispondevano alle elementari esigenze sanitarie e d’igiene.
Secondo i risultati di questa inchiesta il box in questione come gli altri box della stessa
cella, misuravano 3,7 m² (contrariamente ai 4,5 m² sostenuti dal Governo).
12
Copyright © 2010 UFTDU