SENTENZA SCOPPOLA c. ITALIA
veda, tra le altre, Price c. Regno Unito, n. 33394/96, § 24, CEDH 2001-VII,
Mouisel c. Francia, n. 67263/01, § 37, CEDH 2002-IX, e Gennadi
Naoumenko c. Ucraina, n. 42023/98, § 108, 10 febbraio 2004). Le
affermazioni di maltrattamento devono essere confortate da elementi di
prova appropriati (si veda, mutatis mutandis, Klaas c. Germania, sentenza
del 22 settembre 1993, Serie A n. 269, § 30). Quanto alla valutazione di tali
elementi, la Corte si rifà al principio della prova “al di là di ogni
ragionevole dubbio”, ma aggiunge altresì che tale prova può risultare da un
fascio di indizi, o di presunzioni non confutate, sufficientemente gravi
precise e concordanti (Irlanda c. Regno Unito, sentenza del 18 gennaio
1978, Serie A n. 25, § 161 in fine, e Labita c. Italia [GC], n. 26772/95, §
121, CEDH 2000-IV).
41. Affinché una pena ed il trattamento che ad essa si accompagni
possano essere definiti “inumani” o “degradanti”, la sofferenza o
l’umiliazione devono collocarsi ad un livello particolare e differenziarsi
dall’ordinaria componente di sofferenza e di umiliazione che derivano
inevitabilmente da ciascuna forma di trattamento o di pena legittima (Jalloh
c. Germania [GC], n. 54810/00, § 68, 11 luglio 2006).
42. Con particolare riguardo alle persone private della libertà, l’articolo 3
impone allo Stato l’obbligo positivo di assicurarsi che ogni prigioniero sia
detenuto in condizioni compatibili con il rispetto della dignità umana, che le
modalità di esecuzione della misura non sottopongano l’interessato ad un
logorio o ad una afflizione di tali intensità da eccedere il livello inevitabile
di sofferenze inerente alla detenzione e che, con riguardo alle esigenze
pratiche della detenzione, la salute ed il benessere del detenuto siano
assicurati in modo adeguato anche attraverso la somministrazione delle
terapie mediche richieste (Kudła c. Polonia [GC], n. 30210/96, § 94, CEDH
2000-XI, e Riviere c. Francia, n. 33834/03, § 62, 11 luglio 2006). Pertanto,
anche la mancanza di cure mediche appropriate, e più generalmente la
detenzione di una persona malata in condizioni inadeguate, può in linea di
principio costituire un trattamento contrario all’articolo 3 (si veda, in via
esemplificativa, İlhan c. Turchia [GC], n. 22277/93, § 87, CEDH 2000-VII,
e Gennadi Naumenko citata supra, § 112). Il che equivale a dire che, oltre la
salute del detenuto, ciò che deve essere protetto in maniera adeguata è il suo
benessere (Mouisel citata supra, § 40).
43. Le condizioni di detenzione di una persona malata devono garantire
la protezione della salute con riguardo agli avvenimenti ordinari e
ragionevoli della detenzione. Sebbene non sia possibile dedurre un obbligo
generale di rimettere in libertà un detenuto, o anche di trasferirlo presso un
ospedale civile, anche in presenza di una persona affetta da una malattia
particolarmente difficile da curare (Mouisel citata supra, § 40), l’articolo 3
della Convenzione impone in ogni caso allo Stato di proteggere l’integrità
fisica delle persone private della libertà. Conseguentemente, la Corte non
può escludere che dinanzi a condizioni particolarmente gravi, ci si possa
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