Grande Camera, sentenza 29 gennaio 2008, ricorso n. 13229/03, Saadi c. Regno Unito
detenzione sia l’esecuzione di quest’ultima siano veramente conformi
all’obiettivo delle restrizioni autorizzate dal pertinente sottoparagrafo
dell’art. 5 § 1 (Winterwerp, cit., § 39; Bouamar c. Belgio, sentenza del 29
febbraio 1988, Serie A n. 129, § 50; O'Hara c. Regno Unito, n. 37555/97, §
34, ECHR 2001-X). Inoltre deve esserci un qualche legame tra il motivo
invocato per giudicare la privazione autorizzata della libertà ed il luogo e le
condizioni di detenzione (v. la suddetta sentenza Bouamar, § 50; Aerts c.
Belgio, sentenza del 30 luglio 1998, Reports 1998-V, § 46; Enhorn c.
Svezia, n. 56529/00, § 42, ECHR 2005-I).
70. La nozione di arbitrarietà nei contesti dei sottoparagrafi (b), (d) ed
(e) implica anche che si valuti se la detenzione era necessaria per
raggiungere l’obiettivo dichiarato. La detenzione di un individuo è una
misura così grave che si giustifica solo in ultima istanza, quando altre
misure meno severe sono state prese in considerazione e ritenute
insufficienti a salvaguardare l’interesse individuale o pubblico che esige la
detenzione della persona coinvolta (vedi Witold Litwa, cit., § 78; Hilda
Hafsteinsdóttir c. Islanda, sentenza dell’8 giugno 2004, n. 40905/98, § 51;
Enhorn c. Svezia, cit., § 44). Inoltre, il principio di proporzionalità vuole
che quando la detenzione ha lo scopo di assicurare l’adempimento di un
obbligo previsto dalla legge, è necessario trovare l’equilibrio tra la necessità
di garantire, in una società democratica, l’immediato adempimento
dell’obbligo in questione e l’importanza del diritto alla libertà (vedi
Vasileva c. Danimarca, sentenza del 25 settembre 2003, n. 52792/99, § 37).
La durata della detenzione è un fattore rilevante nel raggiungimento di tale
compromesso (ibid., e vedi anche McVeigh et al. c. Regno Unito, ricorsi n.
8022/77, 8025/77, 8027/77, decisione della Commissione del 18 marzo
1981, DR 25, pp. 37-38 e 42).
71. La Corte usa un diverso approccio nei confronti del principio che
non dovrebbe esserci arbitrarietà nei casi di detenzione di cui all’art. 5 §
1(a), dove, in assenza di malafede o di uno degli altri elementi di cui al
precedente paragrafo 69, finché la detenzione segue ed ha un nesso causale
sufficiente con una condanna regolare, la decisione di infliggere una pena
detentiva e la durata di tale pena sono questioni che interssano le autorità
nazionali e non la Corte con riferimento all’art. 5 § 1 (v. T. c Regno Unito
[GC], n. 24724/94, § 103, ECHR 2000-I; ed anche Stafford c. Regno Unito
[GC], n. 46295/99, § 64, ECHR 2002-IV).
72. Similmente, in un caso in cui una persona era stata detenuta in virtù
dell’art. 5 § 1(f), la Grande Camera, interpretando la seconda parte di questo
sottoparagrafo, ha sostenuto che, finché un individuo sia stato detenuto
nell’ambito « [di] un procedimento d’espulsione », ossia finché « un
procedimento di espulsione » sia in corso, non si richiede che la detenzione
sia ragionevolmente considerata necessaria, per esempio per impedire che la
persona in questione commetta un reato o fugga (v. Chahal, cit., § 112).
Nella sentenza Chahal la Corte ha ugualmente sostenuto che il principio di
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