CONSIGLIO D’EUROPA  
CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO  
TERZA SEZIONE  
CASO MANGOURAS c. SPAGNA  
(Ricorso n. 12050/04)  
SENTENZA  
STRASBURGO  
8 gennaio 2009  
Questa sentenza diventerà definitiva alle condizioni fissate dall’art. 44 § 2 della  
Convenzione. Può subire ritocchi di forma  
traduzione non ufficiale dal testo originale a cura dell'Unione forense per la tutela dei diritti dell'uomo  
SENTENZA MANGOURAS c. SPAGNA  
Nel caso Mangouras c. Spagna,  
La Corte europea dei diritti dell’uomo (terza sezione), riunita in una  
Camera composta da:  
Josep Casadevall, presidente,  
Elisabet Fura-Sandström,  
Corneliu Bîrsan,  
Boštjan M. Zupančič,  
Egbert Myjer,  
Ineta Ziemele, giudici,  
Alejandro Saiz Arnaiz, giudice ad hoc,  
e da Santiago Quesada, cancelliere di sezione,  
Dopo aver deliberato in camera di consiglio il 2 dicembre 2008,  
Pronuncia la seguente sentenza, adottata in tale data:  
PROCEDURA  
1. Il caso trae origine da un ricorso (n. 12050/04) diretto contro il Regno  
di Spagna, con il quale un cittadino greco, il sig. Apostolos Ioannis  
Mangouras («il ricorrente»), ha adito la Corte il 25 marzo 2004 in virtù  
dell’art. 34 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e  
delle libertà fondamentali («la Convenzione»).  
2. Il ricorrente è rappresentato dall’avv. Ruiz Soroa, avvocato del Foro  
di Bilbao. Il governo spagnolo («il Governo») è rappresentato dal proprio  
agente, il sig. I. Blasco, capo del servizio giuridico dei diritti dell’uomo  
presso il Ministero della Giustizia.  
3. Il ricorrente sosteneva in particolare che l’importo della sua cauzione  
era eccessivamente elevato ed era stato stabilito senza prendere in  
considerazione la sua situazione personale.  
4. Il 14 novembre 2006, la Corte ha deciso di comunicare il ricorso al  
Governo. Avvalendosi delle disposizioni dell’art. 29 § 3, ha deciso che la  
ricevibilità ed il merito del caso sarebbero stati esaminati congiuntamente.  
5. Il governo greco, invitato a presentare delle osservazioni scritte sul  
caso, non ha manifestato la volontà di esercitare tale diritto (art. 36 § 1 della  
Convenzione e art. 44 § 1 del Regolamento).  
6. Poiché il sig. L. López Guerra, giudice eletto a titolo della Spagna, si  
è astenuto, il Governo ha designato il sig. A. Saiz Arnaiz per sedere al suo  
posto in qualità di giudice ad hoc (art. 27 § 2 della Convenzione e art. 29 §  
1 del Regolamento della Corte).  
2
Copyright © 2009 UFTDU  
SENTENZA MANGOURAS c. SPAGNA  
FATTO  
I. LE CIRCOSTANZE DEL CASO  
7. Il ricorrente è nato nel 1935 e risiede in Grecia.  
8. Il 13 novembre 2002, la nave Prestige, che batteva bandiera delle  
Bahamas, navigava nella zona economica esclusiva spagnola vicino alle  
coste della Galizia, trasportando settantamila tonnellate di gasolio.  
L’apertura di una falla nello scafo della barca provocò lo scarico del  
contenuto dei serbatoi nell’Oceano Atlantico.  
9. Di fronte al rischio di naufragio, le autorità marittime condussero una  
vasta operazione di salvataggio dell’equipaggio. Il ricorrente, capitano della  
nave, fu trasportato in elicottero fino ai locali della capitaneria marittima di  
La Coruña (A Coruña), dove fu arrestato.  
10. Il riversamento in mare del carico provocò una catastrofe ecologica i  
cui effetti per la fauna e la flora marine si protrassero per parecchi mesi e si  
propagarono fino alle coste francesi.  
11. Con decisione del 17 novembre 2002, il giudice istruttore n. 4 di La  
Coruña ritenne che i fatti evidenziassero l’esistenza di indizi sufficienti che  
giustificavano l’apertura di un’inchiesta penale. Il giudice ordinò la messa  
in stato di custodia cautelare del ricorrente con possibilità di rilascio sotto  
condizione del pagamento di una cauzione di tre milioni di euro (3.000.000  
€). Il giudice fece notare che, sebbene la causa del disastro fosse stata  
accidentale, alcuni elementi del fascicolo, provvisori a questo punto del  
procedimento, consentivano di individuare delle irregolarità nel  
comportamento del ricorrente, come un difetto di collaborazione con le  
autorità portuali allorché queste ultime cercarono di rimorchiare  
l’imbarcazione. Questo atteggiamento poteva dare adito all’esistenza nella  
fattispecie di un reato contro le risorse naturali e l’ambiente e così pure di  
un reato di disubbidienza alle autorità amministrative. La gravità di questi  
reati presunti e la cittadinanza straniera del ricorrente, che non aveva legami  
particolari con la Spagna, giustificavano, secondo il giudice, l’importo  
elevato della cauzione.  
12. Il ricorrente chiese la propria scarcerazione e, in subordine, la  
riduzione della cauzione a 60.000 €. Con decisione del 27 novembre 2002,  
il giudice istruttore n. 1 di Corcubión (La Coruña) respinse la richiesta con  
la motivazione che la gravità dei reati presunti giustificava il mantenimento  
in custodia cautelare che, peraltro, era conforme ai principi stabiliti in  
materia dalla giurisprudenza del Tribunale costituzionale, vale a dire il  
carattere eccezionale, sussidiario, provvisorio e proporzionato della misura.  
Per quanto riguarda l’importo della cauzione, il giudice precisò che la  
presenza del ricorrente al processo era fondamentale al fine di chiarire i fatti  
successivi alla comparsa della falla nello scafo della nave. Peraltro, egli  
ribadì le argomentazioni fornite dal giudice a quo, vale a dire la gravità dei  
3
Copyright © 2009 UFTDU  
SENTENZA MANGOURAS c. SPAGNA  
reati, l’allarme sociale provocato dall’inquinamento marino, la cittadinanza  
greca del ricorrente, il fatto che egli avesse il suo domicilio fisso all’estero e  
la mancanza di ogni legame con la Spagna, ragioni che giustificavano  
l’importo elevato della cauzione, al fine di evitare ogni rischio di  
contumacia.  
13. Il 7 dicembre 2002, lo stesso giudice istruttore n. 1 respinse il ricorso  
in riforma presentato dal ricorrente e confermò la decisione impugnata.  
14. Il ricorrente fece appello. Con decisione del 3 gennaio 2003,  
l’Audiencia Provincial di La Coruña respinse il ricorso, ritenendo che  
l’importo della cauzione fosse giustificato in considerazione delle  
circostanze particolari del caso di specie.  
15. Il 6 febbraio 2003, il giudice istruttore n. 1 di Corcubión (La Coruña)  
registrò il deposito di un avallo bancario corrispondente all’importo della  
cauzione richiesta. Di conseguenza, concesse al ricorrente la libertà  
provvisoria a certe condizioni, vale a dire:  
«a) l’indicazione di un indirizzo sul territorio nazionale;  
b) la sua comparizione ogni giorno prima delle ore 13 dinanzi alla prefettura di  
polizia corrispondente all’indirizzo indicato;  
c) il divieto di uscire dal territorio nazionale, con consegna del passaporto alla  
cancelleria del tribunale».  
16. Invocando l’art. 17 (diritto alla libertà e alla sicurezza) della  
Costituzione, il ricorrente propose un ricorso d’amparo dinanzi al Tribunale  
costituzionale. Senza contestare la misura di custodia cautelare, che ritenne  
peraltro sufficientemente motivata, il ricorrente si lamentò dell’importo  
della cauzione, secondo lui eccessivo e sproporzionato tenuto conto della  
sua situazione economica, che rendeva illusorio il conseguimento della  
libertà provvisoria. Sottolineò che la determinazione dell’importo non  
avrebbe tenuto conto della sua situazione personale, come esige la  
giurisprudenza della Corte di Strasburgo.  
17. Con una decisione motivata del 29 settembre 2003, l’alta  
giurisdizione dichiarò il ricorso irricevibile. In via preliminare, essa dichiarò  
che, conformemente alla sua giurisprudenza, la scarcerazione del ricorrente  
non faceva per questo venir meno l’oggetto del ricorso d’amparo, perché  
«in caso di violazione del diritto fondamentale invocato, vi sarebbe motivo per il  
Tribunale di accogliere il ricorso e di concedere l’amparo al ricorrente»  
18. Nel merito, tuttavia, il Tribunale costituzionale si pronunciò nei  
seguenti termini:  
« (...) conformemente all’art. 531 del codice di procedura penale, la determinazione  
dell’importo della cauzione deve tenere conto, tra gli altri elementi, della natura del  
reato, della fedina penale dell’imputato e di altre circostanze che potrebbero indurlo a  
sottrarsi alla giustizia. Dal canto suo, la dottrina della Corte europea dei diritti  
dell’uomo ha segnalato che lo scopo della cauzione è quello di assicurare la presenza  
4
Copyright © 2009 UFTDU  
SENTENZA MANGOURAS c. SPAGNA  
dell’imputato al processo (…) e che il suo importo deve agire come un freno per  
escludere ogni idea di fuga.  
(...)  
Nella fattispecie, le diverse decisioni hanno ampiamente giustificato l’importo  
imposto, così come il rigetto della domanda di riduzione, con i seguenti motivi:  
l’obiettivo prioritario che rappresenta la presenza dell’imputato al processo, la gravità  
dei reati in questione, la situazione catastrofica provocata dal riversamento in mare del  
carico tanto a livello nazionale quanto a livello internazionale, la condizione di  
straniero del ricorrente e la sua totale mancanza di legami in Spagna.  
Tutte queste circostanze hanno condotto i tribunali a ritenere che il rischio di fuga  
potesse essere attenuato soltanto da una cauzione così elevata. (...) Hanno anche  
tenuto conto della situazione personale ed economica dell’imputato, così come  
dell’ambiente commerciale nel quale egli lavora. (...) In effetti, la cittadinanza greca  
del ricorrente, così come il suo domicilio fisso all’estero e la mancanza di legami con  
la Spagna costituiscono delle circostanze personali che sono state tenute in debito  
conto al momento della determinazione della cauzione al fine di dissuadere il  
ricorrente da ogni idea di fuga.  
Di conseguenza, l’importo è stato stabilito seguendo dei criteri di proporzionalità  
(...). La determinazione di un importo eccezionale è dovuta alla natura eccezionale  
della situazione in questione».  
19. In seguito, le autorità spagnole autorizzarono il ritorno del ricorrente  
nel suo Paese di provenienza, dove attualmente risiede, a condizione che  
l’Amministrazione greca vigili sul rispetto del controllo periodico al quale il  
ricorrente era soggetto in Spagna. Dunque, deve comparire ogni quindici  
giorni al commissariato di Icaria (la sua isola natale) o di Atene (dove  
risiedono i suoi figli).  
20. A tutt’oggi, il procedimento penale sul merito è ancora pendente  
dinanzi al giudice istruttore n. 1 di Corcubión (La Coruña).  
II. IL DIRITTO INTERNO ED INTERNAZIONALE PERTINENTE  
A. Diritto interno  
1. La Costituzione  
Articolo 17  
«1. Ogni individuo ha diritto alla libertà e alla sicurezza. Nessuno può essere privato  
della libertà se non conformemente alle disposizioni del presente articolo e nei casi e  
con le forme previsti dalla legge».  
2. Codice penale vigente al tempo dei fatti  
Articolo 325  
«E’ punito con una pena detentiva da sei mesi a quattro anni, una multa da otto a  
ventiquattro mesi e l’interdizione dall’attività per un periodo da uno a tre anni chi (…)  
5
Copyright © 2009 UFTDU  
SENTENZA MANGOURAS c. SPAGNA  
provoca o effettua direttamente o indirettamente emissioni, scarichi (…) nelle (…)  
acque terrestri, marine o sotterranee (…) che possano causare gravi pregiudizi  
all’equilibrio dei sistemi naturali. Se risulta che il rischio possa colpire la salute delle  
persone, la pena detentiva è applicata in una misura compresa tra due anni e tre mesi e  
quattro anni».  
Articolo 331  
«I fatti previsti in questo capitolo sono puniti con la pena nella sua metà inferiore se  
sono stati commessi con colpa grave».  
3. Codice penale come modificato nel novembre 2003 (è stato  
aggiunto un paragrafo all’art. 325)  
Articolo 325  
« (...)  
2. Chi libera, emette o diffonde scientemente radiazioni ionizzanti o altre sostanze  
nell’aria, nel suolo o nelle acque marine (…) in una quantità tale da provocare la  
morte o una malattia (…) con conseguenze irreversibili, si vedrà aggiungere una pena  
detentiva da due a quattro anni a quella che le corrisponde [d’ufficio] per i danni  
provocati alle persone».  
4. Codice di procedura penale  
Articolo 531  
«Al fine di determinare la natura e l’importo della cauzione, bisogna tenere conto  
della natura del reato, della situazione sociale e della fedina penale dell’imputato, e  
così pure di ogni altra circostanza che possa influenzarlo nell’intento di sottrarsi  
all’autorità giudiziaria».  
B. Diritto internazionale vigente al tempo dei fatti  
1. Convenzione internazionale per la prevenzione dell’inquinamento  
causato da navi del 2 novembre 1973 (MARPOL 73/78) e Protocollo  
alla stessa, adottato il 17 febbraio 1978 e ratificato dalla Spagna il  
6 luglio 1984  
E’ stata emendata a più riprese, l’ultima nel luglio 2007 (entrata in vigore  
dicembre 2008). In particolare, l’Allegato I della suddetta Convenzione  
riguarda la prevenzione dell’inquinamento da idrocarburi e concerne la  
prevenzione dell’inquinamento nelle situazioni di abbordaggio o incaglio.  
Risultato della fusione di due trattati, adottati rispettivamente nel 1973 e nel  
1978, questa Convenzione costituisce il principale strumento internazionale  
preposto alla protezione dell’ambiente marino di fronte all’inquinamento  
proveniente da navi, provocato tanto in modo intenzionale quanto in modo  
accidentale.  
6
Copyright © 2009 UFTDU  
SENTENZA MANGOURAS c. SPAGNA  
2. Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 10  
dicembre 1982, ratificata dalla Spagna il 15 gennaio 1997  
Articolo 220  
Poteri dello Stato costiero  
« (...)  
3. Quando uno Stato ha fondati motivi per ritenere che una nave in navigazione  
nella sua zona economica esclusiva o nel suo mare territoriale abbia commesso, nella  
zona economica esclusiva, una violazione delle regole e norme internazionali  
applicabili per prevenire, ridurre e tenere sotto controllo l’inquinamento provocato  
dalle navi, o una violazione delle leggi e regolamenti, che esso ha adottato  
conformemente a tali regole e norme internazionali e che danno loro attuazione, tale  
Stato può chiedere alla nave di fornire delle informazioni riguardanti la sua identità ed  
il suo porto di immatricolazione, l’ultimo porto di scalo ed il successivo ed altre  
informazioni pertinenti necessarie per stabilire se sia stata commessa una violazione.  
(...)  
6. Quando esistono prove evidenti che una nave in navigazione nella zona  
economica esclusiva o nel mare territoriale di uno Stato ha commesso, nella zona  
economica esclusiva, una violazione secondo il paragrafo 3 che ha causato degli  
scarichi che hanno provocato o rischiano di provocare danni gravi alla costa o agli  
interessi connessi dello Stato costiero o a una qualunque risorsa del suo mare  
territoriale o della sua zona economica esclusiva, tale Stato può, alle condizioni della  
sezione 7, se gli elementi di prova lo giustificano, intentare un’azione, in particolar  
modo ordinare il sequestro della nave conformemente al suo diritto interno.  
7. Nonostante le disposizioni del paragrafo 6, ogniqualvolta siano state stabilite  
procedure appropriate attraverso l’organizzazione internazionale competente o  
secondo accordi diversi per garantire il rispetto degli obblighi relativi al versamento di  
una cauzione o al deposito di un’altra garanzia finanziaria appropriata, lo Stato  
costiero, se è vincolato da tali procedure, autorizza la nave a proseguire la  
navigazione.  
(...) ».  
Articolo 221  
Misure atte ad evitare l’inquinamento  
derivante da incidenti in mare  
« 1. Nessuna disposizione della presente parte pregiudica il diritto degli Stati, in  
virtù del diritto internazionale, sia consuetudinario, sia convenzionale, di adottare e di  
applicare al di là del mare territoriale misure proporzionate ai danni che essi hanno  
effettivamente subito o da cui sono minacciati, al fine di proteggere la loro costa o gli  
interessi correlati, compresa la pesca, dall’inquinamento o da una minaccia di  
inquinamento derivante da un incidente in mare, o da azioni ad esso connesse, da cui  
ci si può ragionevolmente attendere delle conseguenze dannose.  
7
Copyright © 2009 UFTDU  
SENTENZA MANGOURAS c. SPAGNA  
2. Ai fini del presente articolo, per «incidente in mare» si intende un abbordaggio,  
un incaglio o altro incidente di navigazione o evento verificatosi a bordo o all’esterno  
della nave, che abbia cagionato danni materiali o provocato una minaccia imminente  
di danni materiali ad una nave o al suo carico».  
C. Evoluzione del diritto interno ed europeo sulla protezione  
dell’ambiente marino  
1. Diritto interno  
Legge 26/2007 del 23 ottobre sulla responsabilità ambientale  
Tale legge disciplina la responsabilità degli operatori di prevenire, evitare e  
riparare i danni ambientali, conformemente all’art. 45 della Costituzione,  
nonché al principio di prevenzione e al principio «chi inquina paga».  
2. Diritto europeo  
a) Direttiva 2004/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 aprile  
2004 sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e  
riparazione del danno ambientale  
Tale direttiva ha per oggetto la definizione di un quadro di responsabilità  
ambientale fondato sul principio "chi inquina paga", al fine di prevenire e  
riparare i danni ambientali.  
b) Direttiva 2005/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 7  
settembre 2005 relativa all’inquinamento provocato dalle navi e  
all’introduzione di sanzioni per violazioni  
Articolo 3  
Campo d’applicazione  
« 1. La presente direttiva è applicabile, conformemente al diritto internazionale, agli  
scarichi di sostanze inquinanti:  
a) nelle acque interne, compresi i porti, di uno Stato membro, nella misura in cui è  
applicabile il regime Marpol;  
b) nelle acque territoriali di uno Stato membro;  
c) negli stretti utilizzati per la navigazione internazionale e soggetti al regime di  
passaggio in transito, conformemente alla parte III, sezione 2, della Convenzione delle  
Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, nella misura in cui uno Stato membro  
abbia giurisdizione su tali stretti;  
d) nella zona economica esclusiva o in una zona equivalente di uno Stato membro,  
istituita ai sensi del diritto internazionale, e  
e) in alto mare.  
2. La presente direttiva si applica agli scarichi di sostanze inquinanti di tutte le navi,  
a prescindere dalla bandiera, ad esclusione delle navi militari da guerra e delle navi da  
guerra ausiliarie, o di altre navi possedute o gestite da uno Stato ed impiegate, al  
momento considerato, solo per servizi statali a fini non commerciali.  
8
Copyright © 2009 UFTDU  
SENTENZA MANGOURAS c. SPAGNA  
(...)  
Articolo 8  
Sanzioni  
1. Gli Stati membri adottano le misure necessarie ad assicurare che le violazioni [...]  
siano soggette a sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive, che possono  
comprendere sanzioni penali o amministrative.  
2. Ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie affinché le sanzioni di cui al  
paragrafo 1 si applichino a chiunque sia giudicato responsabile di una violazione  
[...] ».  
3. Rapporto del 30 marzo 2005 della Commissione ambiente,  
agricoltura e questioni territoriali dell’Assemblea parlamentare del  
Consiglio d’Europa, sull’inquinamento dei mari  
(...)  
Nel settore della repressione  
« 167. Potrebbero essere prese in considerazione quattro ipotesi di riflessione:  
a) Tornare sul principio troppo assoluto della libertà di navigazione. Esso non  
corrisponde più al contesto dei flussi di trasporti contemporanei, per aprire la via  
legale ad un controllo passivo, se non addirittura a termine attivo, almeno nelle zone a  
rischio, trattando in questa occasione la questione delle responsabilità dei controllori.  
b) Consentire ed incoraggiare ogni Stato vittima di danni da inquinamento provocati  
da una nave a chiederne il risarcimento allo Stato di cui la nave batte bandiera, quando  
è provato che i danni derivano in tutto o in parte dal mancato esercizio, da parte dello  
Stato della bandiera, di qualsivoglia controllo effettivo sulla nave che ha cagionato i  
danni.  
c) Modificare l’art. 230 della Convenzione sul diritto del mare. E’ importante  
stabilire con maggior chiarezza la possibilità di applicare una pena detentiva nel caso  
delle violazioni di inquinamento più gravi.  
d) Istituire un tribunale penale marittimo internazionale. Così come la nozione di  
crimini contro l’umanità ha finito per sfociare nell’istituzione del tribunale penale  
internazionale, non si può escludere che in futuro gli Stati arrivino a consacrare  
«anche la nozione di «crimine contro l’ambiente». Trarrebbero così le conseguenze –  
sul piano giuridico – dell’idea formulata da alcuni di fare del mare un patrimonio  
comune dell’umanità».  
DIRITTO  
SULLA DEDOTTA VIOLAZIONE DELL’ART. 5 § 3 DELLA  
CONVENZIONE  
21. Il ricorrente si lamenta del carattere eccessivo dell’importo della  
cauzione stabilita dalle autorità spagnole. A questo proposito, sostiene che  
9
Copyright © 2009 UFTDU  
SENTENZA MANGOURAS c. SPAGNA  
tali autorità non avrebbero, né hanno tenuto conto della sua situazione  
personale (professione, redditi, patrimonio, fedina penale, ecc.) prima di  
determinarne l’importo. Il ricorrente invoca l’art. 5 § 3 della Convenzione,  
la cui parte pertinente è così formulata:  
« Ogni persona arrestata o detenuta, nelle condizioni previste dal paragrafo 1 c) del  
presente articolo (…) ha diritto di essere giudicata entro un termine ragionevole, o di  
essere messa in libertà durante il procedimento. La scarcerazione può essere  
subordinata ad una garanzia che assicuri la comparizione dell’interessato all’udienza.»  
22. Il Governo si oppone a questa tesi.  
A. Sulla ricevibilità  
23. La Corte osserva che questa doglianza non è manifestamente  
infondata ai sensi dell’art. 35 § 3 della Convenzione. La Corte rileva d’altra  
parte che essa non va incontro a nessun altro motivo di irricevibilità. Si  
decide quindi di dichiararla ricevibile.  
B. Sul merito  
1. Argomenti delle parti  
a) Il Governo  
24. Il Governo richiama subito l’attenzione sul fatto che il ricorrente  
attualmente si trova in libertà ed aggiunge che il pagamento della cauzione è  
intervenuto soltanto due mesi e mezzo dopo la messa in stato di custodia  
cautelare, non avendo di conseguenza l’importo richiesto impedito al  
ricorrente di procedere al pagamento.  
25. Nella misura in cui, in linea di massima, l’obiettivo fondamentale  
della determinazione di una cauzione è quello di assicurare la presenza  
dell’individuo al processo, è giocoforza ammettere che nel caso di specie  
l’obiettivo è stato raggiunto. In questo senso, il Governo ritiene che non si  
potrebbe affermare con certezza che una cauzione meno elevata avrebbe  
assicurato questo stesso risultato. A tale proposito ricorda che una delle  
ragioni sollevate dal giudice istruttore n. 4 di La Coruña per giustificare  
l’importo della cauzione era giustamente il rischio di fuga del ricorrente.  
26. Secondo il Governo, nella misura in cui la cauzione è stata pagata,  
poco importa la provenienza dei fondi impiegati, vale a dire che essi  
provengano dal patrimonio del ricorrente stesso o dell’armatore della nave.  
D’altronde, trattandosi di questo tipo di reato, non si può prescindere dai  
rapporti giuridici esistenti tra il capitano e l’armatore.  
27. Il Governo afferma di essere consapevole degli obblighi stabiliti  
dalla giurisprudenza della Corte di Strasburgo concernenti la necessità di  
tenere conto della situazione personale del ricorrente al momento della  
10  
Copyright © 2009 UFTDU  
SENTENZA MANGOURAS c. SPAGNA  
determinazione dell’importo della cauzione. Tali obblighi vogliono essere  
diretti ad evitare che il pagamento di tale importo divenga un’anticipazione  
della pena senza che il ricorrente abbia prima goduto delle garanzie di un  
processo equo e senza che vi siano delle prove a carico sufficienti - ciò che,  
tra l’altro, andrebbe contro al diritto alla presunzione di innocenza. Tuttavia,  
il Governo ritiene che, in ogni caso, tali garanzie non possano rientrare in  
gioco se non quando sia assicurata la presenza al processo della persona  
sottoposta a custodia cautelare e ricorda che, nella fattispecie, il giudice  
istruttore aveva rilevato il rischio elevato di fuga del ricorrente. Di  
conseguenza, l’importo della cauzione si spiegherebbe ai fini di garantire il  
suddetto obiettivo principale, vale a dire assicurare che il ricorrente si trovi  
a disposizione della giustizia al momento del processo.  
28. Dopo tutto, il Governo fa notare che le condizioni personali del  
ricorrente sono effettivamente state prese in considerazione, nella misura in  
cui i tribunali hanno considerato la sua condizione di straniero e la sua  
mancanza di legami in Spagna. Tali elementi si aggiungono ai fattori  
oggettivi, quali la gravità dei presunti reati, la ripercussione nazionale ed  
internazionale dell’incidente e l’eccezionale gravità dei danni cagionati.  
L’insieme di tali circostanze ha condotto il giudice istruttore n. 4 di La  
Coruña a fissare in modo sufficientemente motivato e privo di arbitrio  
l’importo della cauzione, rispettando i criteri stabiliti dalla giurisprudenza  
della Corte di Strasburgo nei casi Neumeister c. Austria, n. 1936/63,  
sentenza del 27 giugno 1968 e Iwańczuk c. Polonia, n. 25196/94, sentenza  
del 15 novembre 2001.  
29. Quanto alla proporzionalità della cauzione, il Governo ritiene che  
essa sia stata dimostrata dal fatto del suo rapido pagamento.  
30. Nella misura in cui l’importo stabilito non ha impedito la  
scarcerazione del ricorrente, il Governo ritiene che non vi sia motivo di  
concludere per una violazione dell’art. 5 § 3 della Convenzione e propone la  
reiezione del ricorso per manifesta infondatezza.  
b) Il ricorrente  
31. Dal canto suo, il ricorrente fa notare che il pagamento della cauzione  
non implica, in quanto tale, la proporzionalità di questa e contesta  
l’argomentazione del Governo secondo cui la provenienza dei fondi  
utilizzati per procedere al pagamento non riveste importanza. Infatti, la  
giurisprudenza stabilita nei casi Neumeister e Iwańczuk precitati prevede di  
tenere conto del patrimonio personale dell’imputato al fine di stabilire se  
egli possa far fronte al pagamento. In questo senso, il ricorrente fa notare  
che nessuna delle decisioni interne ha preso in considerazione la sua  
situazione finanziaria prima di decidere sulla cauzione e richiama  
l’attenzione sul fatto che il Governo non spiega come il ricorrente, con dei  
redditi che si limitano a quelli di capitano di nave, avrebbe potuto pagare  
tutto da solo una cauzione di 3.000.000 di euro.  
11  
Copyright © 2009 UFTDU  
SENTENZA MANGOURAS c. SPAGNA  
32. Per quanto riguarda la provenienza dei fondi, il ricorrente sostiene  
che non fu firmato nessun accordo preliminare con il suo armatore, secondo  
cui quest’ultimo avrebbe pagato l’importo della cauzione. Egli ritiene che  
gli ottantatre giorni trascorsi prima di essere scarcerato avvalorino la sua  
versione. Infatti, se fosse esistito un simile accordo, la somma sarebbe stata  
pagata sin dal primo giorno. A tale proposito, indica che la cauzione venne  
pagata da «The London Steam-Ship Owners' Mutual Insurance Association  
Limited» in via spontanea, eccezionale ed umanitaria.  
33. Il ricorrente ci tiene peraltro a sottolineare che tanto il giudice  
istruttore n. 4 di La Coruña, quanto gli altri tribunali che confermarono  
l’importo della cauzione si limitarono a menzionare la gravità dei reati,  
l’allarme sociale provocato dallo scarico del combustibile, la cittadinanza  
greca del ricorrente e il suo domicilio fisso all’estero e la mancanza di ogni  
legame con la Spagna, circostanze che, secondo il ricorrente, non tengono  
sufficientemente conto della sua situazione personale. Più in particolare, il  
ricorrente si lamenta che le decisioni interne non fecero affatto menzione  
della sua età avanzata. A tale proposito, fa notare che, al momento della sua  
comparizione dinanzi al giudice istruttore, cioè il 17 novembre 2002, egli  
aveva sessantasette anni e sottolinea che il codice penale spagnolo dispensa  
le persone che abbiano più di settant’anni dallo scontare una pena detentiva.  
Considerato che la complessità del caso non poteva che contribuire ad  
allungare la durata dell’istruttoria, il giudice competente aveva il dovere di  
considerare che le possibilità reali di esecuzione della pena detentiva che il  
ricorrente potrebbe eventualmente vedersi inflitta ne risultano diminuite. Il  
giudice avrebbe dovuto per questo motivo ridurre l’importo della cauzione.  
Il ricorrente segnala dopo tutto che, al giorno della presentazione delle sue  
osservazioni alla Corte, il procedimento si trova ancora in fase di istruttoria  
dinanzi ai tribunali spagnoli.  
34. Contrariamente al Governo, il ricorrente ritiene che gli ottantatre  
giorni trascorsi in stato di custodia cautelare (dal 17 novembre 2002 al 7  
febbraio 2003) costituiscano una privazione della libertà che rientra nel  
campo di applicazione dell’art. 5 § 3 e ricorda che la Corte ha già concluso  
per la violazione di tale disposizione anche in casi in cui il ricorrente era  
stato liberato dietro pagamento della cauzione (si vedano a tale proposito i  
casi Neumeister e Iwańczuk precitati).  
35. Il ricorrente ritiene infine che la cauzione avrebbe dovuto essere  
sostituita da misure meno restrittive del suo diritto alla libertà personale e  
cita a tale titolo il divieto di lasciare il territorio spagnolo e il controllo di  
polizia che, d’altra parte, sono stati applicati dopo il deposito della cauzione.  
36. Alla luce di tali argomentazioni, il ricorrente chiede alla Corte di  
concludere per la violazione dell’art. 5 § 3 della Convenzione.  
12  
Copyright © 2009 UFTDU  
SENTENZA MANGOURAS c. SPAGNA  
2. La valutazione della Corte  
a) La giurisprudenza della Corte  
37. La Corte ricorda che, secondo la sua giurisprudenza, l’importo della  
cauzione deve essere valutato principalmente «con riguardo all’interessato,  
ai suoi mezzi (…) e a dire il vero alla fiducia che si può avere nel fatto che  
la prospettiva di perdita della cauzione (…) in caso di mancata  
comparizione all’udienza agirà su di lui come un freno sufficiente per  
escludere ogni velleità di fuga» (Neumeister c. Austria, sentenza del 27  
giugno 1968, serie A n. 8, p. 40, § 14). Trattandosi del diritto fondamentale  
alla libertà, garantito dall’art. 5 della Convenzione, le autorità devono  
dedicare tanta cura nello stabilire una cauzione adeguata quanta nel decidere  
se il mantenimento di un imputato in stato di detenzione rimanga o meno  
indispensabile (Iwańczuk c. Polonia, n. 25196/94, § 66, 15 novembre 2001;  
Schertenleib c. Svizzera, n. 8339/78, § 170, rapporto della Commissione  
dell’11 dicembre 1980, Decisioni e rapporti 23).  
b) Applicazione della giurisprudenza al presente caso  
38. La Corte nota che il ricorrente è stato privato della libertà per  
ottantatre giorni e che è stato liberato dopo il deposito di un avallo bancario  
di 3.000.000 di euro, corrispondente all’importo della cauzione richiesta. La  
Corte fa notare a tale proposito che l’art. 531 del codice di procedura penale  
spagnolo enuncia i tre elementi principali che devono essere presi in  
considerazione al momento della determinazione della cauzione, vale a dire  
la natura del reato, la pena prevista e l’interesse giuridico protetto, la  
situazione sociale e la fedina penale dell’imputato, così come ogni altra  
circostanza che possa influenzarlo nell’intento di sottrarsi all’autorità  
giudiziaria. Risulta dal testo delle decisioni interne che, nel caso di specie, i  
tribunali si sono basati, da un lato, sulla gravità del reato e sull’allarme  
sociale provocato e, dall’altro lato, sulle condizioni personali del ricorrente,  
vale a dire la sua cittadinanza ed il suo domicilio greci ed anche la sua  
mancanza di legami in Spagna. Inoltre, la Corte fa riferimento alla  
motivazione del Tribunale costituzionale in occasione dell’irricevibilità del  
ricorso di amparo. In effetti, l’alta giurisdizione confermò le decisioni dei  
giudici a quo e ritenne che il rischio di fuga non potesse essere ridotto se  
non per mezzo di una cauzione elevata, costituendo la presenza del  
ricorrente al processo una condizione essenziale.  
39. La Corte riconosce il carattere elevato della cauzione. Osserva  
tuttavia che essa è stata pagata dalla London Steamship Owners Mutual  
Insurance Association, che si trovava ad essere l’assicuratore dell’armatore  
del Prestige, nel caso specifico il datore di lavoro del ricorrente (la società  
13  
Copyright © 2009 UFTDU  
SENTENZA MANGOURAS c. SPAGNA  
greca Universe Maritime Ltd.), e che, conformemente al contratto concluso  
tra le due parti, copriva la responsabilità civile della nave in caso di danni  
cagionati dall’inquinamento. Di conseguenza, la cauzione fu pagata in  
applicazione del rapporto giuridico contrattuale esistente tra l’armatore e  
l’assicuratore.  
40. Certo, dopo il pagamento dell’importo, il ricorrente tornò in Grecia,  
dove compariva regolarmente dinanzi al commissariato. Essendo  
l’istruttoria a tutt’oggi pendente dinanzi al giudice istruttore n. 1 di  
Corcubión (La Coruña), tale sistema consente alle autorità spagnole di  
conoscere costantemente la localizzazione del ricorrente. Comunque sia, la  
Corte richiama l’attenzione sul fatto che lo scopo principale della fissazione  
della cauzione, vale a dire assicurarsi la presenza del ricorrente al processo,  
continua a tutt’oggi ad essere salvaguardato.  
41. In tale contesto, la Corte non potrebbe ignorare la preoccupazione  
crescente e legittima che esiste sia a livello europeo che internazionale con  
riguardo ai reati contro l’ambiente. Rileva a questo proposito i poteri e gli  
obblighi degli Stati in materia di lotta contro l’inquinamento marino e la  
volontà unanime tanto degli Stati quanto delle organizzazioni europee ed  
internazionali di identificarne i responsabili, di assicurare la loro presenza al  
momento del processo e di punirli (si veda a tale proposito la parte «diritto  
interno ed internazionale» qui sopra).  
42. La Corte ritiene che occorra tenere conto delle circostanze particolari  
del caso, cioè la specificità delle violazioni commesse nell’ambito di una  
«responsabilità a cascata» caratteristica del campo del diritto marittimo e, in  
particolare, dei reati contro l’ambiente marino, e che lo distinguono dagli  
altri casi in cui essa è stata condotta a conoscere della durata di una custodia  
cautelare. A questo proposito, la Corte ritiene che la gravità dei fatti del  
caso di specie giustificasse la preoccupazione dei tribunali interni di  
stabilire le responsabilità nella catastrofe naturale e, di conseguenza, è  
naturale che essi abbiano voluto assicurarsi la presenza del ricorrente al  
processo stabilendo una cauzione elevata.  
43. Dopo tutto, la Corte osserva che la privazione della libertà del  
ricorrente si è estesa per un periodo più breve rispetto ad altri casi esaminati  
dalla Corte, in cui, benché non si trattasse di decidere su un reato contro  
l’ambiente marino come quello del caso di specie, il ricorrente era stato  
ugualmente messo in carcere con possibilità di essere liberato sotto  
condizione del pagamento di una cauzione (si vedano, a contrario, Bojilov  
c. Bulgaria, n. 45114/98, §§ 38 e ss. e Hristova c. Bulgaria, n. 60859/00,  
§ 111).  
44. Visto quanto precede, la Corte ritiene che le autorità nazionali  
abbiano sufficientemente motivato il carattere proporzionato dell’importo  
della cauzione che doveva essere pagata dal ricorrente ed abbiano  
sufficientemente tenuto conto delle sue condizioni personali, in particolare  
della sua posizione di dipendente dell’armatore, che, a sua volta, era  
14  
Copyright © 2009 UFTDU  
SENTENZA MANGOURAS c. SPAGNA  
assicurato contro questo genere di evenienze (si veda il § 39 sopra). Ritiene  
che l’importo della cauzione nel caso di specie, benché elevato, non sia stato  
sproporzionato, tenuto conto dell’interesse giuridico tutelato, della gravità  
del reato in questione e delle conseguenze catastrofiche sia dal punto di  
vista ambientale che economico, derivanti dal riversamento del carico in  
mare.  
45. Ne consegue che non vi è stata violazione dell’art. 5 § 3 della  
Convenzione.  
PER QUESTI MOTIVI, LA CORTE, ALL’UNANIMITA’,  
1. Dichiara il ricorso ricevibile;  
2. Ritiene che non vi sia stata violazione dell’art. 5 § 3 della Convenzione.  
Redatta in francese, poi comunicata per iscritto l’8 gennaio 2009 in  
applicazione dell’art. 77 §§ 2 e 3 del Regolamento.  
Santiago Quesada  
Cancelliere  
Josep Casadevall  
Presidente  
15  
Copyright © 2009 UFTDU