LEELA FÖRDERKREIS E.V. E ALTRI c. GERMANIA – OPINIONE PARZIALMENTE
DISSENZIENTE DEL GIUDICE KALAYDJIEVA
4. Valutazione della Corte
79. La Corte ripete innanzitutto che una chiesa o un corpo ecclesiastico
può, in quanto tale, esercitare per conto dei suoi aderenti i diritti garantiti
all’articolo 9 della Convenzione (vedi Cha'are Shalom Ve Tsedek c. Francia
[GC], n. 27417/95, § 72, CEDU 2000-VII). Nel caso di specie la prima e la
seconda associazioni ricorrenti possono inoltre essere considerate ricorrenti
ai sensi dell’articolo 34 della Convenzione.
80. Mentre la libertà di religione é prima di tutto una questione di
coscienza dell’individuo, essa comprende anche, inter alia, la libertà di
manifestare la propria religione, da solo ed in privato, o in comunità con
altri, in pubblico o all’interno di una comunità di quelle in cui se ne
condivide la fede. L’articolo 9 elenca le diverse forme che può assumere la
manifestazione della religione o del credo, vale a dire, il culto,
l’insegnamento, le pratiche e l’osservanza dei riti. Inoltre, esso include per
principio il diritto di cercare di convincere il prossimo, ad esempio per
mezzo dell’“insegnamento”, senza il quale, d’altra parte, la “libertà di
cambiare la [propria] religione o credo”, consacrata nell’articolo 9,
resterebbe probabilmente lettera morta (vedi, tra le altre, Kokkinakis c.
Greci, sentenza del 25 maggio 1993, serie A n. 260-A, p. 17, § 31, e
Buscarini e altri c. San Marino [GC], n. 24645/94, § 34, CEDU 1999-I).
Ciononostante, l’articolo 9 non protegge ogni atto motivato o ispirato da
una religione o un credo (vedi, tra le altre, Kalaç c. Turchia, sentenza del
1mo luglio 1997, Rapporti 1997-IV, p. 1209, § 27). Nella libertà di
pensiero, coscienza e religione rientrano pensieri che raggiungano un certo
livello di persuasività, serietà, coesione ed importanza (vedi Campbell e
Cosans c. Regno Unito, sentenza del 25 febbraio 1982, serie A n. 48, p. 16,
§ 36).
81. Secondo i loro statuti, le associazioni ricorrenti promuovono gli
insegnamenti di Osho. Esse diffondono i centri di meditazione Osho,
organizzano seminari, celebrano eventi religiosi e compiono lavori di
gruppo. Secondo gli insegnamenti della loro comunità, il fine dello sviluppo
spirituale è l’illuminazione. La loro concezione del mondo si basa sull’idea
di raggiungere la trascendenza in tutte le fasi essenziali della vita ed è
continuamente condiviso da loro e dalla loro comunità. La Corte ritiene che
tali aspetti possano essere considerati come la manifestazione del credo
delle associazioni ricorrenti. Tali doglianze rientrano quindi nell’ambito
dell’articolo 9 della Convenzione.
82. La Corte deve valutare se vi è stata ingerenza nel diritto delle
associazioni ricorrenti di cui all’articolo 9 e, se vi è stata, se essa era
“prevista dalla legge”, perseguiva un fine legittimo ed era “necessaria in una
società democratica” ai sensi dell’articolo 9 § 2 della Convenzione.
a) Se vi è stata ingerenza
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