SENTENZA KENNEDY c. REGNO UNITO
72. In conclusione, il Governo chiede alla Corte di dichiarare che non c’è stata
violazione dell’articolo 8 nel caso di specie.
b. Valutazione della Corte
i. Principi generali
73. La condizione secondo cui un’ingerenza deve essere “prevista dalla legge” ai
sensi dell’articolo 8 § 2 sussiste solo quando sono soddisfatte tre condizioni. Primo, la
misura impugnata deve avere fondamento nella legge interna. Secondo, l’ordinamento
interno deve osservare il principio di legalità ed essere accessibile dall’individuo
coinvolto. Terzo, l’individuo deve essere in grado di prevedere le conseguenze della
legge interna nei propri confronti (si veda fra gli altri precedenti, il caso Rotaru c.
Romania, sopra citato, § 52; il caso Liberty e altri, sopra citato, § 59; e il caso Iordachi
e altri, sopra citato, § 37).
74. La Corte ha affermato in molte occasioni che il riferimento alla “prevedibilità”
nel contesto delle intercettazioni alle comunicazioni non può essere lo stesso che in
molti altri campi (si veda il caso Malone, sopra citato, § 67; il caso Leander c. Svezia,
26 marzo 1987, § 51, Serie A n° 116; Association for European Integration, sopra
citato, § 79; ed il caso Al-Nashif, sopra citato, § 121). Nella sua decisione di ricevibilità
sul caso Weber e Saravia, sopra citato, §§ 93-95, La Corte sintetizza la sua
giurisprudenza sulla condizione della “prevedibilità” della legge in questo campo:
“93. ... la prevedibilità nello speciale contesto delle misure di sorveglianza, come le intercettazioni
alle comunicazioni, non può significare che un individuo deve essere in grado di prevedere quando
le autorità stanno per intercettare le sue comunicazioni così che egli possa comportarsi di
conseguenza (si veda, inter alia, il caso Leander [c. Svezia, sentenza del 26 agosto 1987, Serie A n°
116], p. 23, § 51). Tuttavia, specialmente quando un potere è assegnato all’esecutivo è esercitato in
segreto, i rischi dell’arbitrarietà sono evidenti (si veda, inter alia, il caso Malone, sopra citato, p. 32,
§ 67; il caso Huvig, sopra citato, pp. 54-55, § 29; ed il caso Rotaru). È quindi necessario avere
norme dettagliate e chiare sulle intercettazioni delle conversazioni telefoniche, specialmente perché
la tecnologia utilizzata sta diventando più sofisticata (si vada il caso Kopp c. Svizzera, sentenza del
25 marzo 1998, Reports 1998-II, pp. 542-43, § 72, ed il caso Valenzuela Contreras c. Spagna,
sentenza del 30 luglio 1998, Reports 1998-V, pp. 1924-25, § 46). La legge interna deve essere
sufficientemente chiara nei suoi termini per dare ai cittadini un’adeguata indicazione delle
circostanze in cui e delle condizioni in cui le pubbliche autorità sono autorizzate a ricorrere a tali
misure (si veda il caso Malone, ibid.; il caso Kopp, sopra citato, p. 541, § 64; il caso Huvig, sopra
citato, pp. 54-55, § 29; ed il caso Valenzuela Contreras, ibid.).
94. Inoltre, siccome l’attuazione delle misure di sorveglianza segreta delle comunicazioni non è
aperta al controllo degli individui coinvolti né del pubblico, sarebbe contraria al principio di legalità
a causa della discrezionalità concessa all’esecutivo o ad un giudice perché espressa nei termini di un
potere illimitato. Di conseguenza, la legge deve indicare lo scopo di ogni potere discrezionale
conferito alle competenti autorità ed il modo del loro esercizio con sufficiente chiarezza per dare
all’individuo una protezione adeguata contro ingerenze arbitrarie (si veda tra gli altri precedenti, il
caso Malone, sopra citato, pp. 32-33, § 68; il caso Leander, sopra citato, p. 23, § 51; ed il caso
Huvig, sopra citato, pp. 54-55, § 29)
95. nella sua giurisprudenza sulle misure di sorveglianza segreta la Corte ha sviluppate le seguenti
garanzie minime, che dovrebbero essere previste negli ordinamenti per evitare abusi di potere: la
natura dei reati che possono giustificare un ordine di intercettazione; una definizione delle categorie
di persone che possono subire intercettazioni telefoniche; un limite alla durata delle intercettazioni
21
Copyright © 2010 UFTDU